Un piano di migrazione sito SEO per Shopify si riduce a un documento e tre fasi. Il documento è la mappa dei redirect, che dice a Google dove vive oggi ogni vecchio URL. Le fasi sono prima del lancio, giorno del lancio e i 90 giorni dopo. Quando facciamo una migrazione dentro lo Shopify Launch Sprint, questo è il lavoro SEO che gira sotto.
La nostra guida alla migrazione a Shopify copre tutto il progetto. Qui approfondiamo la parte SEO e ti diamo la checklist, da usare con noi, con un altro team o da solo.
Chiariamo subito: il posizionamento si muove in ogni migrazione, e nulla qui promette zero oscillazioni. Controlli quanto è completa la mappa e quanto in fretta vedi i buchi. Questo decide il recupero.
Cosa cambia per la SEO in una migrazione Shopify?
Passare a Shopify cambia tre cose che contano per Google: la struttura degli URL, che Shopify fissa; i template che producono titoli, canonical e markup; la sitemap, che Shopify genera da sola.
- Gli URL hanno prefissi fissi. I prodotti stanno in /products/handle, le collezioni in /collections/handle, le pagine in /pages/handle e gli articoli in /blogs/handle-del-blog/handle-articolo. Non esistono pagine alla radice né prefissi personalizzati: una pagina /chi-siamo diventa /pages/chi-siamo.
- I prodotti hanno due percorsi. Un prodotto si apre da /products/handle e dentro la sua collezione, ma il canonical punta a /products/handle. Linka quello.
- La sitemap è automatica. Shopify costruisce /sitemap.xml da sola. La invii, non la modifichi.
Per questo i vecchi URL quasi mai sopravvivono, anche se il dominio resta lo stesso. Le nostre migrazioni vere: da WooCommerce (Nazzi) e da una piattaforma proprietaria legata al gestionale (Cumini). Non abbiamo casi su Magento, PrestaShop, Shopware, BigCommerce, Wix o Squarespace: gli schemi di URL cambiano, il metodo qui sotto no, e partiamo dalla documentazione ufficiale di ciascuna.
Fase 1: cosa si fa prima di iniziare la migrazione?
Prima della migrazione si fanno cinque cose: una baseline, l’inventario degli URL e la mappa dei redirect, la parità SEO pagina per pagina e il nuovo store tenuto fuori da Google fino al lancio.
1. Prendi una baseline con cui confrontarti
- Esporta da Search Console le prestazioni per pagina e per query. Verifica che la proprietà abbia uno storico vero: ne abbiamo vista una con dati solo da una data recente.
- Fai il crawl del vecchio sito e salva il file: stato, title, meta description, H1, canonical, parole e link interni per URL.
- Esporta da analytics il fatturato organico per pagina di destinazione, non solo le sessioni.
- Fai un audit del tracking prima di toccare altro: una baseline di cui non ti fidi non è una baseline.
2. Costruisci l’inventario degli URL da più fonti, non da una
La vecchia sitemap mente: elenca ciò che la piattaforma voleva mostrare, non ciò che usano Google e i clienti. Unisci queste fonti ed elimina i doppioni:
- il crawl del vecchio sito (con paginazioni e parametri) e le sue sitemap;
- ogni pagina con impressioni in Search Console nell’ultimo anno;
- gli URL con backlink, da un tool di backlink;
- le pagine di destinazione in analytics e, se riesci a ottenerli, i log del server;
- i redirect già presenti sulla vecchia piattaforma: da lì nascono le catene.
Nella migrazione di Nazzi abbiamo controllato 215 URL WooCommerce archiviati rispetto al nuovo store e consegnato il CSV dei redirect 301 da importare in Shopify. Segna ogni URL come tieni, unisci o ritira. Ogni riga ha una destinazione.
3. Costruisci la mappa dei redirect
Mappa ogni vecchio URL sul suo equivalente più vicino su Shopify, uno a uno. Le nostre regole:
- Stesso prodotto allo stesso prodotto; gli URL delle varianti al prodotto padre.
- Un prodotto fuori catalogo va alla collezione a cui apparteneva, non alla home. Lo chiede anche Google: non mandare URL non correlati a una sola pagina.
- Le categorie unite e i vecchi URL di tag o filtri vanno alla collezione più vicina.
- Gli articoli vanno allo stesso articolo sotto /blogs/; se puoi, mantieni l’handle.
- Ogni riga punta all’URL finale. Se A già reindirizzava a B sulla vecchia piattaforma, A va direttamente al nuovo B.
Per un negozio WooCommerce le righe per schema sono così: /prodotto/camicia-blu va a /products/camicia-blu, /categoria-prodotto/camicie va a /collections/camicie, /2024/05/guida-taglie va a /blogs/news/guida-taglie e /negozio va a /collections/all. Genera queste righe in un foglio di calcolo; le eccezioni a mano.
4. Conserva la SEO on-page, pagina per pagina
Tieni title, meta description, H1 e testi vicini a quelli che oggi si posizionano, e conserva nomi file e testo alternativo delle immagini: gli URL delle immagini passano sulla CDN di Shopify, quindi la ricerca immagini riparte. Opinione nostra: riscrivere i testi e cambiare gli URL insieme rende impossibile capire da dove viene un calo. Migliora le pagine che si posizionano in un secondo progetto.
5. Tieni il nuovo store fuori da Google fino al lancio
Tieni la vetrina dietro la password di Shopify mentre costruisci e toglila al lancio. Google chiede anche di rimuovere i noindex temporanei quando i redirect sono attivi: controlla entrambe le cose.
Come si caricano in blocco i redirect 301 su Shopify?
I redirect 301 su Shopify si gestiscono da Contenuto > Menu > URL Redirects: si creano uno alla volta oppure si importa un CSV con una colonna per il vecchio URL e una per il nuovo. Scarica il CSV di esempio dalla schermata di importazione e tieni le sue intestazioni.
Le regole che fanno inciampare, dalla pagina di aiuto di Shopify sui redirect URL:
- I redirect funzionano solo sui 404. Se il vecchio percorso carica ancora una pagina valida sul nuovo store, il redirect viene ignorato. Controlla le collisioni prima di importare.
- Usa percorsi relativi sul dominio principale; l’URL completo solo per destinazioni esterne.
- I caratteri jolly non sono documentati e le query string possono non comportarsi come ti aspetti. Una riga per URL pulito.
- Alcuni percorsi non si possono reindirizzare: /products, /collections e /collections/all, prefissi riservati come /cart, /apps e /orders, e gli URL di collezione con filtro per tag. Un URL .html non può reindirizzare allo stesso percorso senza .html. Decidi questi casi prima del lancio.
- Sottocartelle di lingua e mercato: la pagina di aiuto dice che un redirect vale per tutte, ma la sezione sui limiti dice altro. Prova un redirect in ogni sottocartella prima di fidarti.
- I 301 vengono messi in cache da browser e motori di ricerca, quindi un redirect sbagliato non sparisce quando lo cancelli. Testa prima del lancio.
Quando cambi un handle dall’admin, controlla se l’editor propone di reindirizzare il vecchio URL; se no, aggiungi tu il redirect. Dopo l’importazione esporta il CSV: è il registro di cosa era attivo.
Come gestire canonical, hreflang, link interni e dati strutturati dopo il trasferimento?
Dopo il trasferimento canonical, hreflang, link interni e dati strutturati puntano tutti ai nuovi URL; la guida di Google sui trasferimenti di sito con cambio di URL mette questo passaggio tra la mappa e i redirect.
- Canonical. Apri un prodotto raggiunto da una collezione e verifica che il canonical sia /products/handle. Cerca nel template e nelle app SEO canonical scritti a mano o vecchi domini.
- Hreflang. Se vendi in più lingue, Shopify aggiunge i tag hreflang in automatico quando lo store usa Shopify Markets: controlla l’impostazione in Online store > Preferences e verifica che nessun tema o app ne aggiunga una seconda serie. Google li vuole reciproci, altrimenti i tag vengono ignorati. Controlla una pagina per ogni lingua.
- Link interni. Menu, footer, descrizioni, testi del blog ed email portano ancora i vecchi URL. Aggiornali: dopo il lancio nessun link interno deve finire in un redirect.
- Dati strutturati. Il markup Product arriva dal template; le app di recensioni e SEO possono aggiungerne una seconda copia. Tieni una sola fonte e validala rispetto ai requisiti Google sui dati strutturati Product.
I dati strutturati li leggono anche le risposte di shopping delle AI: vedi la guida alla GEO per Shopify. Se vieni da WooCommerce, la guida alla migrazione da WooCommerce a Shopify ha il lato della piattaforma.
Fase 2: cosa si controlla il giorno del lancio?
Il giorno del lancio si controlla che i redirect scattino, che Google possa scansionare il nuovo store e che non resti nulla della costruzione. Lancia a inizio settimana e lontano dai picchi di campagna, così qualcuno guarda per le prime 48 ore.
- Prima del cambio DNS: la mappa è importata e testata su un campione; il dominio principale è scelto (con www o senza); la password della vetrina è tolta; nessun noindex; robots.txt pulito; canonical giusti su un prodotto, una collezione e un articolo.
- Al cambio: esegui la lista dei vecchi URL sullo store live. Ogni riga deve restituire un solo 301, poi un 200 sulla destinazione della mappa. Apri a mano le pagine di destinazione principali.
- Search Console: apri la proprietà Dominio, invia la nuova /sitemap.xml ed esegui un’ispezione URL live su home, una collezione principale e un prodotto principale. Gli avvisi nella vecchia sitemap sui redirect sono normali.
- Pagina 404, checkout e tracking: la 404 funziona, un ordine di prova va a buon fine e l’evento di acquisto scatta in analytics e nelle piattaforme pubblicitarie.
- Fuori dallo store: aggiorna gli URL finali degli annunci, il feed di Google Merchant Center, i template email e i profili social.
Fase 3: cosa si monitora nei 90 giorni dopo il lancio?
Nei 90 giorni dopo il lancio si guarda prima la scansione, poi l’indicizzazione, poi i clic, perché ognuna si muove solo dopo la precedente.
- Giorni da 1 a 7: scansione. Rilancia la lista dei vecchi URL ogni giorno. In Search Console i vecchi URL devono risultare reindirizzati, non “Non trovata (404)”. Ogni riga mancante riceve subito un redirect: Shopify dice che funzionano da subito.
- Settimane da 2 a 4: indicizzazione. Controlla che i nuovi URL vengano indicizzati. Cerca “Scansionata, attualmente non indicizzata” concentrata in un solo template. Confronta le impressioni per gruppo (collezioni, prodotti, articoli) con la baseline. Chiedi ai siti che ti linkano di più di aggiornare i link.
- Giorni da 30 a 60: clic. Confronta clic e fatturato organico per gruppo di pagine. Controlla “Duplicata, Google ha scelto una pagina canonica diversa”. Appiattisci ogni catena di redirect.
- Giorni da 60 a 90: revisione. Scrivi cosa è tornato e cosa no. Per i gruppi ancora in calo, confronta i contenuti con il crawl di baseline. Tieni tutti i redirect: Google dice almeno un anno.
Questa fase coincide con i 90 giorni di supporto dello Shopify Launch Sprint, che tra le 4 garanzie scritte ha il traffico organico a 90 giorni.
Serve lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console?
No: lo strumento Cambio di indirizzo serve solo per passare a un dominio o a un sottodominio diverso, e una migrazione a Shopify sullo stesso dominio non lo usa. Per Google non serve per il passaggio da HTTP a HTTPS, da www a non-www o per i percorsi che si spostano dentro lo stesso dominio.
Vale quando l’indirizzo cambia, per esempio da un vecchio dominio di marca a uno nuovo. L’ordine è: verifica entrambe le proprietà, imposta e controlla i redirect 301, e solo dopo invia lo strumento dalla vecchia proprietà. Tieni registrato il vecchio dominio.
Per uno spostamento sullo stesso dominio tieni la proprietà Dominio già verificata via DNS (copre ogni variante di protocollo e sottodominio e ne resta lo storico), la nuova sitemap e il monitoraggio qui sopra. Se puoi, non cambiare dominio e piattaforma nello stesso progetto: due spostamenti rendono più difficile spiegare un calo.
Quando preoccuparsi per le posizioni dopo una migrazione a Shopify?
Ci si preoccupa quando un gruppo di pagine resta in calo mentre il resto recupera, o i vecchi URL restituiscono 404 in massa; non per un calo dei clic giornalieri nelle prime settimane.
- Vecchi URL con traffico che restituiscono ancora 404 o finiscono in un loop.
- Un template (per esempio le collezioni) è in calo mentre i prodotti sono tornati: è un problema di parità di contenuti o di title, non di redirect.
- Nuovi URL fermi in “Rilevata” o “Scansionata, attualmente non indicizzata” ben oltre le prime settimane.
- Google continua a scegliere il vecchio URL come canonical, oppure un noindex della costruzione è sopravvissuto al lancio.
Per Google le oscillazioni sono attese; i cali grandi o inattesi vanno indagati cercando errori di redirect o scansione bloccata. Regola pratica nostra: un gruppo di pagine fermo dopo le “alcune settimane” che Google indica per i siti piccoli e medi ha bisogno di un responsabile e di una correzione.
Com’è andata su Nazzi e Cumini
Il confronto che ti dice se la checklist ha funzionato non è con l’anno scorso ma con le settimane subito prima del go-live, perché isola il passaggio in sé. Su Integratori DTC Nazzi (da WooCommerce a Shopify), i 28 giorni al 9 ottobre rispetto ai 28 giorni prima del go-live mostrano clic +41%, impressioni 2,2 volte e posizione media migliorata del 21%. È il numero da mettere nella revisione dei 90 giorni: il confronto con l’anno prima e il calo di agosto sono nella guida alla migrazione e nel caso studio Nazzi.
Cumini veniva da una piattaforma proprietaria legata al gestionale. Da giugno 2025 a maggio 2026 le sue vendite online sono salite del 67,7% sui 12 mesi precedenti, e il punteggio del tracking è passato da 31/100 a 92/100 tra l’audit prima e dopo. È il risultato dell’intero progetto, non della sola SEO. Vedi il caso studio Cumini.
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Antonio Manitta
Founder e eCommerce Manager di NoProb Agency
Da oltre 7 anni aiuto brand fashion, integratori e DTC a far crescere il loro eCommerce. Lavoro in long-term partnership con tre brand alla volta, costruendo sistemi stabili che si compongono nel tempo.
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