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Migrazione sito SEO: la checklist per passare a Shopify senza perdere posizioni

Una migrazione a Shopify si vince o si perde sugli URL. È la checklist di lavoro: tre fasi, le trappole specifiche di Shopify e cosa controllare per 90 giorni.

Antonio Manitta9 min di lettura
Copertina astratta, sfondo azzurro sfumato, con un’onda di puntini di dimensione variabile

Un piano di migrazione sito SEO per Shopify si riduce a un documento e tre fasi. Il documento è la mappa dei redirect, che dice a Google dove vive oggi ogni vecchio URL. Le fasi sono prima del lancio, giorno del lancio e i 90 giorni dopo. Quando facciamo una migrazione dentro lo Shopify Launch Sprint, questo è il lavoro SEO che gira sotto.

La nostra guida alla migrazione a Shopify copre tutto il progetto. Qui approfondiamo la parte SEO e ti diamo la checklist, da usare con noi, con un altro team o da solo.

Chiariamo subito: il posizionamento si muove in ogni migrazione, e nulla qui promette zero oscillazioni. Controlli quanto è completa la mappa e quanto in fretta vedi i buchi. Questo decide il recupero.

Cosa cambia per la SEO in una migrazione Shopify?

Passare a Shopify cambia tre cose che contano per Google: la struttura degli URL, che Shopify fissa; i template che producono titoli, canonical e markup; la sitemap, che Shopify genera da sola.

Per questo i vecchi URL quasi mai sopravvivono, anche se il dominio resta lo stesso. Le nostre migrazioni vere: da WooCommerce (Nazzi) e da una piattaforma proprietaria legata al gestionale (Cumini). Non abbiamo casi su Magento, PrestaShop, Shopware, BigCommerce, Wix o Squarespace: gli schemi di URL cambiano, il metodo qui sotto no, e partiamo dalla documentazione ufficiale di ciascuna.

Fase 1: cosa si fa prima di iniziare la migrazione?

Prima della migrazione si fanno cinque cose: una baseline, l’inventario degli URL e la mappa dei redirect, la parità SEO pagina per pagina e il nuovo store tenuto fuori da Google fino al lancio.

1. Prendi una baseline con cui confrontarti

2. Costruisci l’inventario degli URL da più fonti, non da una

La vecchia sitemap mente: elenca ciò che la piattaforma voleva mostrare, non ciò che usano Google e i clienti. Unisci queste fonti ed elimina i doppioni:

Nella migrazione di Nazzi abbiamo controllato 215 URL WooCommerce archiviati rispetto al nuovo store e consegnato il CSV dei redirect 301 da importare in Shopify. Segna ogni URL come tieni, unisci o ritira. Ogni riga ha una destinazione.

3. Costruisci la mappa dei redirect

Mappa ogni vecchio URL sul suo equivalente più vicino su Shopify, uno a uno. Le nostre regole:

Per un negozio WooCommerce le righe per schema sono così: /prodotto/camicia-blu va a /products/camicia-blu, /categoria-prodotto/camicie va a /collections/camicie, /2024/05/guida-taglie va a /blogs/news/guida-taglie e /negozio va a /collections/all. Genera queste righe in un foglio di calcolo; le eccezioni a mano.

4. Conserva la SEO on-page, pagina per pagina

Tieni title, meta description, H1 e testi vicini a quelli che oggi si posizionano, e conserva nomi file e testo alternativo delle immagini: gli URL delle immagini passano sulla CDN di Shopify, quindi la ricerca immagini riparte. Opinione nostra: riscrivere i testi e cambiare gli URL insieme rende impossibile capire da dove viene un calo. Migliora le pagine che si posizionano in un secondo progetto.

5. Tieni il nuovo store fuori da Google fino al lancio

Tieni la vetrina dietro la password di Shopify mentre costruisci e toglila al lancio. Google chiede anche di rimuovere i noindex temporanei quando i redirect sono attivi: controlla entrambe le cose.

Come si caricano in blocco i redirect 301 su Shopify?

I redirect 301 su Shopify si gestiscono da Contenuto > Menu > URL Redirects: si creano uno alla volta oppure si importa un CSV con una colonna per il vecchio URL e una per il nuovo. Scarica il CSV di esempio dalla schermata di importazione e tieni le sue intestazioni.

Le regole che fanno inciampare, dalla pagina di aiuto di Shopify sui redirect URL:

Quando cambi un handle dall’admin, controlla se l’editor propone di reindirizzare il vecchio URL; se no, aggiungi tu il redirect. Dopo l’importazione esporta il CSV: è il registro di cosa era attivo.

Come gestire canonical, hreflang, link interni e dati strutturati dopo il trasferimento?

Dopo il trasferimento canonical, hreflang, link interni e dati strutturati puntano tutti ai nuovi URL; la guida di Google sui trasferimenti di sito con cambio di URL mette questo passaggio tra la mappa e i redirect.

I dati strutturati li leggono anche le risposte di shopping delle AI: vedi la guida alla GEO per Shopify. Se vieni da WooCommerce, la guida alla migrazione da WooCommerce a Shopify ha il lato della piattaforma.

Fase 2: cosa si controlla il giorno del lancio?

Il giorno del lancio si controlla che i redirect scattino, che Google possa scansionare il nuovo store e che non resti nulla della costruzione. Lancia a inizio settimana e lontano dai picchi di campagna, così qualcuno guarda per le prime 48 ore.

Fase 3: cosa si monitora nei 90 giorni dopo il lancio?

Nei 90 giorni dopo il lancio si guarda prima la scansione, poi l’indicizzazione, poi i clic, perché ognuna si muove solo dopo la precedente.

Questa fase coincide con i 90 giorni di supporto dello Shopify Launch Sprint, che tra le 4 garanzie scritte ha il traffico organico a 90 giorni.

Serve lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console?

No: lo strumento Cambio di indirizzo serve solo per passare a un dominio o a un sottodominio diverso, e una migrazione a Shopify sullo stesso dominio non lo usa. Per Google non serve per il passaggio da HTTP a HTTPS, da www a non-www o per i percorsi che si spostano dentro lo stesso dominio.

Vale quando l’indirizzo cambia, per esempio da un vecchio dominio di marca a uno nuovo. L’ordine è: verifica entrambe le proprietà, imposta e controlla i redirect 301, e solo dopo invia lo strumento dalla vecchia proprietà. Tieni registrato il vecchio dominio.

Per uno spostamento sullo stesso dominio tieni la proprietà Dominio già verificata via DNS (copre ogni variante di protocollo e sottodominio e ne resta lo storico), la nuova sitemap e il monitoraggio qui sopra. Se puoi, non cambiare dominio e piattaforma nello stesso progetto: due spostamenti rendono più difficile spiegare un calo.

Quando preoccuparsi per le posizioni dopo una migrazione a Shopify?

Ci si preoccupa quando un gruppo di pagine resta in calo mentre il resto recupera, o i vecchi URL restituiscono 404 in massa; non per un calo dei clic giornalieri nelle prime settimane.

Per Google le oscillazioni sono attese; i cali grandi o inattesi vanno indagati cercando errori di redirect o scansione bloccata. Regola pratica nostra: un gruppo di pagine fermo dopo le “alcune settimane” che Google indica per i siti piccoli e medi ha bisogno di un responsabile e di una correzione.

Com’è andata su Nazzi e Cumini

Il confronto che ti dice se la checklist ha funzionato non è con l’anno scorso ma con le settimane subito prima del go-live, perché isola il passaggio in sé. Su Integratori DTC Nazzi (da WooCommerce a Shopify), i 28 giorni al 9 ottobre rispetto ai 28 giorni prima del go-live mostrano clic +41%, impressioni 2,2 volte e posizione media migliorata del 21%. È il numero da mettere nella revisione dei 90 giorni: il confronto con l’anno prima e il calo di agosto sono nella guida alla migrazione e nel caso studio Nazzi.

Cumini veniva da una piattaforma proprietaria legata al gestionale. Da giugno 2025 a maggio 2026 le sue vendite online sono salite del 67,7% sui 12 mesi precedenti, e il punteggio del tracking è passato da 31/100 a 92/100 tra l’audit prima e dopo. È il risultato dell’intero progetto, non della sola SEO. Vedi il caso studio Cumini.

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Antonio Manitta

Antonio Manitta

Founder e eCommerce Manager di NoProb Agency

Da oltre 7 anni aiuto brand fashion, integratori e DTC a far crescere il loro eCommerce. Lavoro in long-term partnership con tre brand alla volta, costruendo sistemi stabili che si compongono nel tempo.

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